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Economia

Manovra 2027, vituperata prudenza: cosa prevede la Legge di Bilancio e perché è in ritardo

La Manovra 2027 prende forma tra scostamento di bilancio, vincoli europei e tensioni nella maggioranza. Dai 23,5 miliardi previsti alle risorse per famiglie, sanità e fisco, fino al confronto su Irpef, tredicesime e investimenti: ecco cosa sappiamo finora della Legge di Bilancio e perché il testo definitivo tarda ad arrivare.

di Gianmirko Moreno7 minuti di lettura48 letture
Assistente di lettura7 min di lettura

Prima di partire, cinque parole che tornano di continuo:

  • Manovra (o legge di bilancio): la legge con cui il Governo decide quanti soldi pubblici incassare e spendere l'anno dopo, e per cosa.

  • Deficit: quando lo Stato spende più di quello che incassa. Si misura in percentuale del Pil, cioè di tutta la ricchezza prodotta dal Paese in un anno. L'Unione europea chiede di restare sotto il 3%.

  • Scostamento di bilancio: il permesso che il Parlamento dà al Governo di spendere più di quanto previsto dai piani, sforando il limite fissato. Serve un voto speciale.

  • DPFP e DPB: due documenti con i numeri della manovra. Il DPFP va al Parlamento, il DPB va a Bruxelles. Pensali come la bozza dei conti.

  • Clausola di salvaguardia nazionale: un'eccezione europea che permette di spendere di più in casi particolari. Qui: difesa ed energia.

Manovra 2027: Vituperata Prudenza

Doveva essere il mese dei compiti consegnati in orario: scostamento, documento per Bruxelles, disegno di legge alle Camere. Tre scadenze, tre caselle da spuntare. Ne sono state spuntate due e mezza, e la terza è finita in un cassetto fino a novembre. Ricostruiamo cosa è successo, data per data.

13 ottobre: Parlamentari chiamati a lavoro, ergo Nun C’era N’anima

Il giorno del voto sullo scostamento è cominciato in modo surreale. Alle 9:10 il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha preso la parola alla Camera, nell'emiciclo c'erano appena sei deputati di maggioranza, circa il doppio dell'opposizione. Un quadro non proprio da "momento storico", che il ministro ha commentato a modo suo, rimproverando i banchi vuoti.

Poi, però, i numeri sono arrivati. E qui serve un dettaglio: per approvare lo scostamento non basta la maggioranza dei presenti. Serve la maggioranza assoluta, cioè la metà più uno di tutti i parlamentari, anche degli assenti. Ecco perché un'aula vuota era un rischio vero: ogni assenza pesava.

  • Camera: scostamento approvato con 219 sì e 110 no. Il DPFP con 216 sì e 116 no.

  • Senato: scostamento approvato con 109 sì, 61 no e 2 astenuti. Il DPFP con 108 sì.

Quanto vale lo scostamento? Circa 28,8 miliardi in due anni (2027 e 2028), divisi a metà: una parte per l'energia (bollette e autonomia energetica), una per la difesa (spese militari). Chi ci segue ricorderà la cifra "28": è la stessa, arrotondata per difetto.

Giorgetti ha definito lo scostamento un "passo consapevole", giudicato sostenibile da Commissione europea e mercati, ma ha tenuto il piede sul freno: all'orizzonte, ha detto, ci sono "nuvoloni" che Fantozzi spostate. All'uscita dall'Aula, il verdetto è stato più asciutto: "Abbiamo vinto". Le opposizioni, in una nota congiunta, hanno risposto che la maggioranza lascia solo il ministro mentre litiga sulla legge di bilancio. Quella sera stessa il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di bilancio (DPB).

15 ottobre: quarantaquattro pagine di fuffa?

Nella notte tra il 14 e il 15 ottobre il DPB è partito per la Commissione europea e per il Parlamento. È un testo stringato, 44 pagine, e volutamente provvisorio: dice dentro quali paletti si muoverà la manovra, non cosa ci metterà dentro.

I numeri chiave:

  • Dimensione della manovra: circa 23,5 miliardi di euro, ben sotto la forchetta dei 35-40 miliardi di cui si parlava in estate;

  • Clausola di salvaguardia nazionale per difesa ed energia: il margine extra concesso dall’UE è di 14,4 miliardi;

  • Deficit al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028. Tradotto: per ogni 100 euro di ricchezza prodotta, lo Stato spenderebbe 3,40 euro più di quanto incassa. Nel 2026 invece si dovrebbe rientrare sotto il 3%. Si supera il limite UE proprio per via dello scostamento.

  • Spesa netta: È l'indicatore europeo che misura di quanto cresce ogni anno la spesa dello Stato, escluse alcune voci come gli interessi sul debito. Senza gli spazi della clausola sarebbe +1,9%. Poi +1,7% nel 2028 e +0,2% nel 2029. Il Governo sostiene che, tolta la clausola, resterebbe dentro i limiti europei.

  • Dove vanno i soldi: Circa 5 miliardi (0,21% del Pil) per famiglie e spesa sociale, 2,4 miliardi per la sanità, 2,16 miliardi per le misure fiscali (cioè interventi su tasse e sconti fiscali).

  • Coperture: circa 5 miliardi dal settore finanziario, più tagli alla spesa dei ministeri e altre entrate. Tra le indiscrezioni, anche un contributo dal settore del gioco (718 milioni nel 2027 e 2028).

Il documento precisa che le misure puntuali dipenderanno dalle interlocuzioni con le autorità europee sul perimetro della clausola. Tradotto: lo scheletro è a Bruxelles, la carne si vedrà.

20 ottobre: la scadenza che non c'è più, Voleviii!

Entro il 20 ottobre il Governo avrebbe dovuto presentare alle Camere il disegno di legge di bilancio. Questo è il testo vero, con articoli e commi, che il Parlamento può modificare. Il DPB è il progetto di massima, il disegno di legge è la versione che conta. Il termine non è perentorio, cioè non obbliga a niente, e infatti è saltato. Dopo il vertice di maggioranza del 19 a Palazzo Chigi, con Meloni, Giorgetti e i leader della coalizione, è arrivata la conferma dello slittamento. Il via libera in Consiglio dei ministri, ipotizzato per venerdì 23, si sposta indicativamente al 28 ottobre. Perché? Il motivo ufficiale è aspettare Bruxelles. La Commissione europea ha già dato un giudizio favorevole alla clausola, ma manca il sì formale del Consiglio Ue, atteso il 9 novembre. Per capire il ritardo: l'anno scorso il Consiglio dei ministri approvò il testo il 17 ottobre e arrivò al Senato il 22. Stavolta si parte da fine mese.

Dove si litiga: Irpef, tredicesime, Nun C’è Trippa Per Gatti

Il rinvio non ha spento le tensioni, anzi. Questi i temi più caldi:

  • Taglio dell'Irpef. L'Irpef è la tassa sul reddito, a scaglioni: più guadagni, più aliquota paghi. L'idea è estendere l'aliquota del 33% (la più bassa tra quelle medio-alte) fino a 60.000 euro di reddito. Il vantaggio massimo sarebbe di 1.000 euro l'anno a persona, con un costo per lo Stato di circa 3 miliardi. È uno degli scontri più accesi.

  • Le priorità di Giorgetti. Primo: rinnovare la tassa agevolata al 5% sugli aumenti dei contratti, cioè quando un rinnovo ti alza lo stipendio, su quell'aumento paghi meno tasse. Secondo: rafforzare l'iperammortamento, uno sconto fiscale per le aziende che investono in macchinari e tecnologia, valutando di includere anche software e cloud.

  • Tredicesime. L'idea era ridurre le tasse sulla mensilità extra di dicembre, ma nelle ultime ricostruzioni perde terreno: meno probabile che arrivi.

  • La linea di Palazzo Chigi e Ragioneria. La Ragioneria dello Stato è l'ufficio del ministero dell'Economia che controlla se i conti tornano. Insieme a Palazzo Chigi vuole ridurre le richieste aggiuntive dei partiti per blindare l'impianto. Gli alleati, invece, chiedono misure subito riconoscibili dagli elettori.

Fino al varo del testo, ricordiamolo, ogni misura su bollette, redditi e prelievo al settore finanziario resta una proposta o un obiettivo programmatico, non una certezza.

Il calendario che resta

  1. 28 ottobre (indicativo): disegno di legge di bilancio in Cdm

  2. 9 novembre: via libera formale Ue alla clausola di salvaguardia

  3. Novembre-dicembre: audizioni ed esame parlamentare

  4. 31 dicembre: voto finale e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

Sul fronte delle misure "cuscinetto" annunciate a settembre, il sollecito del price cap (partito il 28 settembre con Eni, poi IP e Q8, per 30 giorni) è in scadenza a fine mese, salvo proroghe, mentre l'esenzione del bollo auto 2027 per utilitarie e moto resta confermata.

Il Parlamento ha dato al Governo la libertà di spendere, Bruxelles sta decidendo quanto può davvero spendere, e i partiti discutono su come. La manovra, per ora, è un budget con un'idea di fondo e molte mani alzate. Il vero esame comincia il 28.

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