Skip to main content
Economia

UE: altro che dazi, la vera minaccia di Trump è il cripto-dollaro

Emanuele Tomeo ·

Il 25 marzo scorso, durante un evento all’Università LUISS di Roma per il lancio del libro “Demagonia” dell’ex premier italiano Mario Monti, il ministro dell’Economia e delle Finanze italiano Giancarlo Giorgetti ha esposto una questione critica per l’Unione europea, la creazione di un cripto-dollaro sotto l’amministrazione Trump. 

Giorgetti ha avvertito: “In questi giorni l’attenzione generale si concentra giustamente sull’impatto dei dazi commerciali: tuttavia è ancora più pericolosa in astratto la nuova politica relativa alle criptovalute, in particolare quella sulle “stablecoin” denominate in dollari

Appena 24 ore dopo la dichiarazione, la presidenza degli Stati Uniti ha annunciato il lancio di Usd1, una moneta digitale emessa privatamente che mira a diventare l’equivalente digitale del dollaro americano per le transazioni internazionali tra gli investitori e le principali istituzioni finanziarie. L’obiettivo del progetto è quello di rafforzare il dominio globale del dollaro attraverso una forma di criptovaluta nota come stablecoin, un asset digitale agganciato a una valuta sovrana per mantenere il proprio valore stabile. Queste stablecoin sono particolarmente funzionali nelle economie ad alta inflazione, dove si cerca di proteggersi dal deprezzamento della valuta nazionale.

L’Usd1 sarà ancorato al dollaro statunitense e l’emittente, World Liberty Financial (Controllata al 60% da Donald Trump e dalla sua famiglia) si è impegnata a garantire riserve di dollari per ogni moneta digitale Usd1 emessa, garantendone la convertibilità in qualsiasi momento. Il meccanismo è semplice, i privati e le aziende scambiano le loro valute sovrane (euro, dollaro, yen) con Usd1, lo usano per le transazioni e lo riconvertono successivamente in moneta fiat. Nel frattempo, il Wlfi investe i depositi in titoli del Tesoro americano a breve termine, in depositi in dollari e in altri strumenti finanziari liquidi.

Ma perché questo dovrebbe preoccupare l’Unione Europea?

Il cripto dollaro potrebbe trasformare l’ordine finanziario globale, garantendo agli Stati Uniti un vantaggio strategico senza precedenti. Se diventasse la valuta preferita per i pagamenti online, gli Stati Uniti otterrebbero il controllo sull’infrastruttura, sulle regole e sui costi delle transazioni digitali. Dal punto di vista economico, ciò aumenterebbe la domanda di dollari, dal punto di vista politico, amplierebbe l’influenza degli Stati Uniti, consentendo loro di sanzionare o escludere Paesi ed entità, proprio come già avviene con il sistema finanziario tradizionale.

Nel frattempo, le altre valute come l’euro o lo yuan rischierebbero di essere messe da parte, indebolendone la loro rilevanza internazionale. Per l’UE, ciò potrebbe comportare una diminuzione della sovranità monetaria, una riduzione della domanda di attività denominate in euro e un calo delle entrate fiscali derivanti dalle transazioni transfrontaliere, tutti fattori che compromettono l’indipendenza economica dell’Unione. Attualmente l’euro è la seconda valuta più utilizzata al mondo, ma se il dollaro Usd1 dovesse dominare i pagamenti digitali, l’euro potrebbe relegare la sua funzione unicamente a valuta regionale nell’UE. Ciò ridurrebbe la capacità dell’Europa di plasmare le norme finanziarie globali e ridurrebbe il suo peso geopolitico.

L’UE è minacciata anche da una possibile perdita di controllo sulle infrastrutture di pagamento. Infatti, Un sistema dominato dagli Stati Uniti, o da una società privata americana, lascerebbe l’Europa strutturalmente dipendente e questo soffocherebbe l’innovazione e ritarderebbe lo sviluppo di alternative autonome come l’euro digitale.

Appare quindi chiara e urgente la necessità, da parte delle istituzioni europee, di coordinarsi e formulare una risposta comune, rapida e strutturata, come potrebbe essere l’introduzione dell’euro digitale, per contrastare la minaccia rappresentata dal cripto-dollaro. Una scelta di questo tipo, però, rischia di ingrandire ulteriormente il divario tra le due grandi potenze internazionali.