Quella tra Italia e Francia può forse dirsi tra le rivalità più storiche in ambito culturale, ma forse da qualche tempo a questa parte si è un po’ esagerato, dato che ora sembra che a Parigi si raggiunga un record di cadute di governi in poco più di un anno e di governi più brevi della loro storia recente, tali da far strano ai loro cugini cisalpini che di solito si trovano in quella situazione.
Ma anche se a qualcuno riflettere su questo capovolgimento di situazioni possa far sorridere, ciò ci pone davanti al fatto di dover fare i conti con la realtà.
Che il mondo sta attraversando un generale periodo di fragilità e di instabilità, economica e politica, fragilità che assume manifestazioni visive più forti proprio nelle instabilità di quei Paesi che la generazione di chi vi scrive (nato nel 2002) è stata abituata ad associare come tutto ciò che non è l’Italia agli occhi dell’estero: un Paese che sia (anche se non completamente unito) abbastanza coeso nello schieramento politico e nel sistema produttivo e finanziario tale da dar fiducia sulla sua economia.
Quell’immagine ormai sembra non esistere più. Una dimostrazione di tale cambio di paradigma lo si è visto attraverso il famoso spread, per essere precisi, parliamo di quello tra i rendimenti dei titoli di stato.
Due sono gli spread che stanno tornando sulle bocche dei media, quello tra Italia e Germania e tra Italia e Francia, entrambi a livelli bassissimi. Ma ci focalizzeremo sul confronto Roma-Parigi. Lo scarto tra i rendimenti dei titoli di Stato (ossia titoli che rappresentsno debito ) dei due Paesi è di fatto prossima allo zero, e di nuovo, chi pensa ad un tempo lontano ma non lontanissimo ricorda come spesso si parli di questo spread come una cosa negativa, un campanello d’allarme per noi.
Ma cosa succede? Prima di proseguire con il ragionamento fermiamoci un attimo su come lo spread possa muoversi.
Il differenziale può aumentare o ridursi in base ai movimenti compiuti dall’uno o l’altro Paese, come anche di entrambi, quindi, in quale caso ci troviamo? È la Francia l’origine dei movimenti, come accennato sopra, dunque ciò significa che mantenendo i rendimenti del debito italiano costante aumenta quello del debito francese, ma significa anche che, per ora, il debito francese ha un rendimento comunque sotto il quattro per cento.
Dunque, ripetendo la domanda fatta poco sopra, cosa succede? La spiegazione immediata è tutta nella questione con cui è iniziato l’articolo, ossia l’alto numero di governi in poco tempo, la loro debolezza e poca stabilità e la generale divisione politica del Paese.
Tale divisione si è formata soprattutto a partire dalle elezioni europee dello scorso anno, in cui è emersa un’vidente riduzione nei consensi per il partito del presidente Macron, che dopo tale risultato ha sciolto il parlamento per indire nuove elezioni che hanno appunto portato ad un risultato che si riflette in una grande divisione in parlamento, dove le maggioranze sono molto poco stabili e condizionate (di fatto impedendo qualsiasi grande riforma).
Queste maggioranze deboli non sono capaci di portare avanti in primis un governo che può dirsi propriamente unito e poi capace di fare quelle riforme importanti per risolvere i problemi del Paese.
Ed economicamente, come sta la Francia in termini di salute da questo punto di vista ? Il grande problema degli ultimi due primi ministri è stato l’approvazione di particolari manovre correttive e poi il bilancio di fine anno, del tipo “lacrime e sangue” si direbbe dalle nostre parti, ossia con tagli alla spesa e aumento delle tasse. Un importante problema in Francia è tra le altre cose – come da noi ma anche in altri Paesi – anche l’insostenibilità del sistema pensionistico, su cui si fatica a trovare una soluzione. Riforme dure che si faticano a fare, e su cui si riesce a trovare unità politica.
Di per sè la Francia vive una situazione economica che è abbastanza assimilabile (tolte alcune differenze un po’ più di rilievo ) a quella italiana e non solo, ma vive due grandi problemi contemporanei (vissuti da tutti) in modo diverso da noi, ossia il riassetto della globalizzazione e la geografia. La Francia, come la Germania e non solo si trova colpita dal riposizionamento geografico del commercio, e risente certamente del rallentamento economico di Berlino.
Ma per il resto non può dirsi che la situazione economica di Parigi sia alla base della crescente preoccupazione nei suoi confronti resasi evidente nell’ultimo periodo. Dunque la questione è molto più di paura politica che economica, nonostante a livello mediatico si sia letto degli appelli degli ultimi primi ministri sulla precaria situazione francese.
Al dire il vero si rischia più un rapporto inverso appunto: da politica ad economica. Perchè l’origine di tutti i mali è la crescita del debito pubblico francese unito all’instabilità politica.
È sopratutto con la crisi generata dal covid, e poi dalla crisi inflazionistica in seguito alla guerra on Ucraina prima e in medio-oriente poi che la Francia ha speso molto per sostenere la sua economia, facendo debito, ma ora fatica a mettere in moto un piano di rientro, generando quindi preoccupazione sulla sostenibilità di questo debito. Una questione di fiducia nei confronti del Paese.
Tornano in mente i ricordi della crisi dello spread italiano del 2011, anche lì, tra le altre cose, fu la paura nella stabilità del sistema Paese a far da spinta allo spread oltre che la fragilità economica italiana.
Si ha ragione a sostenere che il debito francese rischia di andare fuori controllo, ma i motivi originari della perdita di controllo non sono necessariamente solo inerenti il sistema economico.
Ciò ci porta alla conclusione temendo conto di un’ultima variabile da considerare. A differenza di quattordici anni fa l’Unione Europea e le sue istituzioni sono più mature, e hanno affrontato più di una crisi, tale da permettere ai debiti francesi di godere di un certo scudo-istituzionale. Solo il tempo dirà cosa ci sarà in serbo per gli OAT (i BTP francesi) e lo stesso vale per ciò che succederà al governo e all’economia francese nel suo complesso, ma di spera di avere un’idea e un’immsgine più a fuoco ora.




