Lo scorso 28 ottobre Google ha annunciato una collaborazione con la compagnia energetica statunitense NextEra Energy per riaprire la centrale nucleare Duane Arnold Energy Center, situata nell’Iowa. L’accordo prevede che, una volta che l’impianto tornerà operativo (la riapertura è prevista per il 2029), Google acquisterà per i prossimi 25 anni energia nucleare carbon free per alimentare la propria infrastruttura di servizi cloud e di intelligenza artificiale. Questo accordo di acquisto energetico a lungo termine (PPA) consentirà di coprire i costi di produzione e di riavviare la centrale, generando al contempo nuovi posti di lavoro e un impatto economico positivo sul territorio. Ma soprattutto, questa collaborazione evidenzia il crescente interesse delle grandi aziende tecnologiche per l’energia nucleare. Come riportato dal Financial Times nel 2024, colossi come Google, Amazon, Meta e Microsoft necessitano di enormi e costanti quantità di energia low-carbon per alimentare i propri data center. Lo stesso Chief AI Scientist di Google dichiarò nel 2024 che “i data center del futuro saranno costruiti accanto a siti di produzione energetica in grado di generare elettricità su scala gigawatt, a basso costo e a basse emissioni. In sostanza, accanto alle centrali nucleari”. Collaborazioni di questo tipo non solo permettono di rimettere in funzione siti nucleari dismessi e modernizzarli, ma producono anche benefici economici e sociali per i cittadini: una fornitura elettrica più stabile, maggiori entrate fiscali locali e un rilancio occupazionale dei territori coinvolti. Seguendo questa tendenza, il sistema energetico statunitense potrebbe evolversi più rapidamente rispetto a un modello basato unicamente su investimenti pubblici. In Italia, il governo Meloni ha avviato un percorso graduale di ritorno al nucleare nel mix energetico nazionale. Dopo l’adesione formale all’Alleanza Nucleare Europea e la decisione di creare una società dedicata, “Nuclitalia”, per il rilancio del settore, il passo più significativo è stato l’approvazione da parte del consiglio dei ministri, il 28 febbraio 2025, di un disegno di legge delega in materia di energia nucleare. Il provvedimento delinea un quadro normativo completo che affronta temi cruciali come autorizzazioni, localizzazione dei siti, fondi di garanzia, sicurezza, vigilanza e smaltimento delle scorie. È proprio in questo contesto che una collaborazione pubblico-privata simile a quella tra Google e NextEra negli Stati Uniti potrebbe rappresentare un’opportunità concreta per l’Italia. Le tecnologie nucleari di nuova generazione, come gli Small Modular Reactors (SMR), richiedono investimenti iniziali elevati e tempi di ritorno lunghi. Le grandi aziende digitali, grazie alle loro ingenti riserve di liquidità e al bisogno crescente di energia stabile, pulita e continua, potrebbero cofinanziare la costruzione di nuovi impianti o partecipare al capitale di progetti nucleari modulari, in cambio di energia a prezzo fisso per un periodo pluriennale, replicando così il modello sviluppato da Google. Una simile partnership avrebbe effetti positivi anche sul piano economico e industriale: creerebbe una domanda costante di energia, stabilizzando i flussi finanziari e rendendo i progetti più attraenti agli occhi degli investitori, faciliterebbe il trasferimento di conoscenze tecnologiche ed innovative, poiché le big tech sono già impegnate in ricerca e sviluppo nel campo della fusione e delle tecnologie nucleari avanzate, ed infine, eviterebbe che la strategia italiana resti confinata a un livello normativo o teorico, accelerandone invece l’attuazione pratica. In un momento in cui l’energia rappresenta un asset strategico e la sovranità energetica incontra ostacoli di natura finanziaria e infrastrutturale, una sinergia tra settore pubblico e privato potrebbe rivelarsi una soluzione win-win: per lo Stato e i cittadini, che beneficerebbero di una rete più sicura e sostenibile, e per le imprese private, che otterrebbero accesso a fonti energetiche affidabili e competitive. L’Italia dispone ora di una cornice normativa chiara per il nucleare sostenibile. Ciò di cui ha bisogno è la capacità di tradurre questa visione in progetti concreti, e le partnership con le grandi aziende tecnologiche potrebbero rappresentare il motore di questa nuova fase energetica.

